Giglio1966-80
Gigli Viola 
1967 - 68 LA STAGIONE
La Fiorentina fa le prove generali per lo scudetto. I più ottimisti parlano di vittoria già per il 1968, ma qualcosa non funziona, tanto che Chiappella deve fare le valigie, sostituito da una singolare accoppiata: l’anziano Ferrero e il giovane Bassi. Comunque per i viola è ancora quarto posto, sembra quasi che la Fiorentina ci abbia fatto l’abbonamento. Intanto le nuove tessere del mosaico sono Maraschi, Amarildo e Mancin, mentre comincia a far capolino anche Superchi, che avrà una carriera lunghissima (a quarant’anni gioca ancora nella Roma). Si intravede già il successo dell’anno seguente: a controbilanciare una certa difficoltà nell’andare in gol, fa riscontro una difesa che è difficilmente superabile. Ed ancora meno lo sarà nel prossimo campionato.
L’ORGANICO
Presidente : Nello Baglini
Allenatore : Giuseppe Chiappella fino al 14 12 67 poi Luigi Ferrero e Andrea Bassi
Formazione base e presenze : {phocagallery view=category|categoryid=5|imageid=98}
Albertosi (25); Rogora (26); Pirovano (26); Bertini (23); Ferrante (25); Brizi (21); Chiarugi (20); Merlo (26); Maraschi (27); De Sisti (29); Amarildo (16);
Altri componenti della rosa : Mancin (22); Brugnera (17); Esposito (10); Superchi (7); Cencetti (5); Magli (4); Passalacqua (1).
Marcatori: Maraschi (12); De Sisti (6); Amarildo (5); Bertini (3); Brugnera e Chiarugi (2); Mancin, Pirovano e Rogora (1); autoreti (2).
I RISULTATI

LA CLASSIFICA

1968 - 69 LA STAGIONE
Fin dal ritiro di Acquapendente la parola scudetto è bandita, quasi a voler esorcizzare un campionato che molti sentono come « quello buono». Sulla panchina viola arriva il « Petisso », Bruno Pesaola, che ha costruito a Napoli la sua solida fama di tecnico vincente. E a Firenze Pesaola toccherà il vertice della sua carriera di allenatore. L’unico acquisto di rilievo è quello di Rizzo, pedina di scambio nell’affare Brugnera-Albertosi col Cagliari. Proprio i rossoblu ed il Milan sono le squadre che ingaggiano un’appassionante lotta con i viola. La Fiorentina parte malino, ha qualche difficoltà ad andare in gol; ma resta sempre a contatto con le prime. « Non durerà », dicono in molti; invece la squadra viola è sempre lì, nella scia delle antagoniste, mai da sola in testa, ma alla ruota, come i ciclisti che aspettano il momento buono per attaccare chi si è sfiancato tirando il gruppo. E l’attacco la Fiorentina lo piazza alla ventunesima giornata, il 9 marzo 1969, quando il Milan pareggia in casa, il Cagliari addirittura perde all’Amsicora, ed i viola, con Chiarugi mattatore, stroncano il Vicenza e si proiettano da soli in vetta. Non saranno più raggiunti. Gli inseguitori spereranno in una sconfitta, ma l’unica macchia del secondo scudetto resta la partita perduta in casa col Bologna. Su nessun campo la Fiorentina dovrà abbassare bandiera, ed anzi proprio su quello della Juve, tante volte amaro in precedenza, gli yeye conquistano matematicamente uno splendido scudetto. E l’11 maggio 1969 Firenze è in festa
.
Alcuni articoli di riviste e giornali per ricordare questa vittoria.
Per la seconda volta sul pennone della torre d’Arnolfo, al posto del gonfalone bianco col giglio rosso in campo, ha garrito al vento il vessillo viola, sprigionando col suo palpitare la gioia di tutta intera una città per la conquista del secondo scudetto tricolore: uno scudetto inseguito con tenacia, semplicità, coerenza, raggiunto dopo una lotta palpitante ed esaltante fin quasi sul filo del traguardo. La conquista di uno scudetto non avviene mai per caso, non è dovuta a un jolly pescato al momento opportuno. Dipende invece da una molteplicità di fattori, l’uno diverso dall’altro, sempre comunque interdipendenti e tutti quanti indispensabili.
In questo numero unico che l’editrice « Alé Fiorentina » ha l’orgoglio di presentare al pubblico, abbiamo cercato di individuarli, analizzarli, metterli nella loro luce più vera. Fattori che grosso modo possono identificarsi nell’avvento del consiglio Baglini nel 1965 e nella sua politica rivoluzionaria; nell' assunzione del binomio Pesaola-Montanari; nell’esplosione improvvisa di alcuni atleti; nell’appoggio concreto della stampa cittadina, finalmente convinta della validità della linea seguita dalla società viola; in quello della stampa nazionale che, incredula e scettica all’inizio del campionato, ha, con l’andar del tempo, cambiato il proprio atteggiamento sino a divenire la più valida sostenitrice della squadra viola, l’esaltatrice del suo gioco, la più strenua assertrice di questa nuova coraggiosa politica, prospettata come l’unica valida al risanamento del calcio nazionale; nell’appoggio infine delle falangi viola, raccolte sotto le bandiere dei « Viola Club », che non hanno lesinato il loro incoraggiamento, il continuo incitamento su tutti i campi d’Italia agli atleti, degni vincitori di questo fascinoso scudetto. Quei diciotto atleti, più o meno famosi, tutti quanti comunque campioni d’Italia; più o meno impegnati durante l’arco del campionato, tutti quanti però in ugual misura nel cuore di tutti noi; quei diciotto atleti che restano il fattore primo e più determinante di questa meravigliosa conquista. Una conquista che degnamente viene a celebrare il quarantesimo anniversario del colore viola sulle nostre maglie, quel colore voluto nel 1929 dal compianto Marchese Ridolfi in sostituzione dei colori bianco e rosso del Club Sportivo e della Libertas, dalla cui fusione nel 1926 ebbe inizio la vita della nostra società. A questa conquista noi dedichiamo questo numero unico. A coloro che l’hanno propiziata con la loro opera, a coloro che vi hanno contribuito col loro entusiasmo e col loro incitamento.
A tutti i tifosi viola: siano essi viventi all’ombra del cupolone del Brunelleschi o di Michelangelo, all’ombra del fumacchio dell’Etna o del Vesuvio, sotto il cielo infocato di Puglia o quello brumoso di Lombardia, sotto quello perennemente azzurro di Malta o quello caliginoso della zona mineraria di Marcinelle, nella terra dei canguri o tra i grattacieli della babelica New York. A tutti coloro che nel viola hanno sempre visto il simbolo di una giovinezza prorompente, immedesimandovisi se giovani, rivivendola se matusa.
Possano queste pagine suscitare in loro, insieme al ricordo di giornate indimenticabili e all’orgoglio di avervi preso parte attiva, il desiderio e la volontà di rendersi ancora una volta protagonisti, a brevissima scadenza, di una nuova fulgida conquista.
Per questo scopo noi l’abbiamo voluto. ( Enrico Paoletti )
REALIZZAZIONE DI UN PROGRAMMA ( di Aldo Bardelli)
Quando uno scudetto sfugge all’asse Torino-Milano, vien fatto di pensare ad un evento casuale, ad una fortunata eccezione. Negli ultimi venticinque anni la cosa si è verificata soltanto tre volte, per merito della Fiorentina e del Bologna ed è ovvio, allora, che la « regola » sia l’altra, cioè quella delle affermazioni « logiche » di un Torino o di una Juve, di una Inter od un Milan.
Si tratta di una regola imposta, almeno sino ad oggi, dal calcio professionistico in versione esasperata. Il calcio metropolitano lascia sempre minor spazio a quello provinciale o, comunque, periferico; le larghe possibilità finanziarie delle società maggiori costituiscono ormai una componente fondamentale del successo. Il bilancio tecnico è sempre più subordinato a quello economico e chi sia in grado di dominare il mercato d’estate ha larghe probabilità di dominare anche la vicenda agonistica successiva. In proposito, il secondo scudetto conquistato dalla Fiorentina, sia pure a distanza di tredici anni dal primo, ha tuttavia un significato edificante. La nuova vittoria viola non è stata soltanto un’orgogliosa ribellione alla legge dei potenti, ma anche (anzi, specialmente) l’espressione definitiva di una maturità tecnica, organizzativa, psicologica sicuramente raggiunta.
La Fiorentina, intanto, dopo il successo di tredici anni or sono si era costantemente mantenuta nella ristretta aristocrazia del campionato ed aveva ottenuto anche significative affermazioni a livello internazionale. Quattro secondi posti in campionato, una finale della Coppa dei Campioni, la conquista di una Coppa delle Coppe, due vittorie nella Coppe Italia ed altri piazzamenti stagionali di prim’ordine avevano testimoniato inequivocabilmente dei progressi di fondo realizzati dalla società viola e della sua ormai solida impostazione. Il suo trionfo recente, pertanto, non è stata la prodezza anomala di un outsider in un’annata di grazia, sibbene la risultante di autentiche forze vive delle quali tanto la società, quanto la squadra erano da tempo largamente dotate. Il secondo scudetto, quindi, ha dato la puntuale conferma della piena validità del primo, nonché l’esatta misura dell’evoluzione viola.
Del resto, si è trattato di uno scudetto rigorosamente... programmato, secondo una tabella di marcia che nulla ha lasciato al caso. Lo stesso Presidente Baglini, nell’assumere il proprio incarico all’inizio del 1965, aveva indicato esattamente i traguardi che quest’anno sono stati felicemente raggiunti. A quel tempo, il Presidente Baglini ci concesse un’intervista che proprio oggi ha assunto una straordinaria attualità. Aveva accettato l’imbarazzante impegno meditatamente e non per fatuo esibizionismo. Era pienamente consapevole della complessità dei problemi da affrontare ed aveva già in mente le relative soluzioni. La Fiorentina era arrivata quarta (a tredici punti dall’Inter vittoriosa) nel campionato precedente e si avviava ad ottenere un piazzamento pressochè equivalente. Ma non era tanto la situazione tecnica della squadra a destare legittime preoccupazioni, quanto la situazione economica della società. Quando Baglini prese in consegna la Fiorentina con un ristretto gruppo di collaboratori entusiasti e fedeli, la Fiorentina denunciava un deficit di bilancio di circa ottocentocinquanta milioni. Può darsi che ad altri dirigenti ed altre società cifre del genere, specialmente oggi, non facciano un grande effetto; a Baglini ed alla Fiorentina di quattro anni or sono, però, lo fecero ed in misura allarmante.
Baglini non si abbandonò ad una facile demagogia. In casi del genere, di solito, i nuovi amministratori promettono lo scudetto in tre anni, misura del tempo divenuta abituale nel folle gioco delle illusioni; e tentano, magari, di far colpo sugli sportivi con qualche acquisto sensazionale. Baglini preferì rimanere con i piedi ben piantati per terra. Non promise miracoli. Dichiarò, più semplicemente, che si sarebbe impegnato, nello stesso tempo, a risanare il bilancio ed a rilanciare la squadra, l’una cosa essendo strettamente ancorata all’altra. Sembrò, a qualcuno, un programma utopistico, se non addirittura beffardo. Per risanare il bilancio si sarebbe dovuto vendere molto ed acquistare poco; una condizione apparentemente antitetica alle pretese di rilancio tecnico della squadra. Ma Baglini, del proprio programma, precisò anche le linee di base: rigoroso controllo del bilancio di gestione (« dovrà essere attivo magari di una sola lira, ma attivo: una società non è un pozzo di San Patrizio... »); coraggiosa e convinta apertura ai giovani (« la Fiorentina i campioni deve farseli in casa e non contenderli alle grandi società a colpi di centinaia di milioni »; riorganizzazione del settore tecnico; valorizzazione del vivaio; riduzione delle spese. E, si capisce, occhi aperti sul mercato estivo. Il programma utopistico è stato perfettamente realizzato e con scadenze più brevi del previsto. Oggi la Fiorentina è di nuovo Campione d’Italia, dispone di una squadra esemplarmente organizzata che ha proposto felicemente anche moderne soluzioni di gioco ed ha un’età media di circa venticinque anni e mezzo, ha ridotto quasi a zero il proprio allarmante deficit di bilancio. Si tratta di un miracolo? Può darsi, se nel nostro mondo calcistico la saggezza amministrativa, il buon senso, il consapevole orientamento tecnico costituiscono un miracolo. Nei primi quattro anni della sua gestione, Nello Baglini ha riportato in equilibrio un bilancio pressochè fallimentare, ha rinnovato radicalmente la squadra, ha restituito alla Fiorentina e conquistato per se stesso un posto di rilievo nell’ambiente nazionale, ha ottenuto consensi e simpatie, ricondotto gli sportivi fiorentini e, per estensioni toscani, agli entusiasmi di una volta. Di tutto questo, lo scudetto — ci pare — è stato una conseguente « logica ». Altro che evento casuale!
Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Rizzo, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo, Cencetti — la squadra dello scudetto ed alcuni dei suoi rincalzi — sono giocatori acquistati o quanto meno valorizzati durante la gestione Baglini; sono anche la testimonianza viva ed inconfutabile della validità di un programma annunciato quattro anni or sono ed attuato con impeccabile puntualità. Per questo Nello Baglini ed i suoi collaboratori, dai dirigenti ai tecnici, dai funzionari agli osservatori, dai giocatori al pubblico (perchè anche il pubblico ha avuto la sua parte nella trionfale vicenda) possono essere orgogliosi del successo raggiunto, lungo un itinerario prefissato.
La grande Fiorentina, ne siamo certi, confermerà nel prossimo futuro la propria autorevole dimensione.
Personalmente trovo molte analogie con la odierna gestione Della Valle. Speriamo che sia di buon auspicio.
L’ORGANICO
Presidente : Nello Baglini
Allenatore : Bruno Pesaola
Formazione base e presenze : {phocagallery view=category|categoryid=5|imageid=99}
Superchi (30); Rogora (28); Mancin (29); Esposito (21); Ferrante (30); Brizi (25); Rizzo (27); Merlo (26); Maraschi (30); De Sisti (30); Amarildo (25);
Altri componenti della rosa : Chiarugi (18); Stanzial (7); Pirovano (6); Cencetti (5); Danova (2); Mariani (1); Bandoni (1).
Marcatori: Maraschi (14); Chiarugi (7); Amarildo e Rizzo (6); De Sisti (2); Ferrante e Merlo (1); autoreti (1).
I RISULTATI

LA CLASSIFICA

1969 - 70 LA STAGIONE
Un po’ di rilassamento, e molta sfortuna compromettono un campionato che comincia alla grande con quattro vittorie consecutive. Il giocattolo si è già rotto, e i tifosi se ne accorgeranno l’anno seguente; qualche artefice del titolo, come Superchi, attraversa momenti poco felici, e soltanto l’orgoglio permette di salvare in parte un campionato che avrebbe dovuto sanzionare l’inizio di un ciclo, e che invece vede i campioni arrivare “soltanto” quarti a pari merito col Milan, senza mai avere dato l’impressione di poter in qualche modo difendere quel titolo così meritatamente conquistato appena dodici mesi prima.
L’ORGANICO
Presidente : Nello Baglini
Allenatore : Bruno Pesaola
Formazione base e presenze : {phocagallery view=category|categoryid=5|imageid=101}
Superchi (25); Rogora (23); Longoni (27); Esposito (28); Ferrante (30); Brizi (26); Chiarugi (27); Merlo (25); Maraschi (22); De Sisti (27); Amarildo (20);
Altri componenti della rosa : Rizzo (20); Mariani (12); Cencetti (10); Carpenetti (6); Bandoni (5); Pirovano (4); Berni (1); Ferrario (1).
Marcatori: Chiarugi (12); Amarildo e Maraschi (5); Ferrante e Merlo (3); De Sisti, Esposito, Mariani e Rizzo (2); Rogora (1); autoreti (3).
I RISULTATI

LA CLASSIFICA

1970 - 71 LA STAGIONE
Esplode la crisi del «gruppo-scudetto». Eppure l’acquisto di Sandro Vitali, bomber da quindici reti a stagione, il cui innesto dovrebbe garantire i gol alla Fiorentina, sembra preludere ad un altro torneo da protagonisti per i viola. Ma, nonostante il promettente inizio con la vittoria all’Olimpico, piano piano si capisce che qualcosa non va; la squadra non ha geometrie, né capacità agonistiche, e un Milan impietoso e in gran spolvero affonda il dito nella piaga, passando come un ciclone, con un eloquente 5-2, sul terreno zuppo del Comunale. Altro che scudetto! I tifosi viola possono cominciare a preoccuparsi. Dopo la sconfitta interna con la Juve al giro di boa, che condanna i viola ad un solitario terz’ultimo posto, Pesaola, il mago dello scudetto, viene esonerato, e rimpiazzato da un mago meno titolato, Oronzo Pugliese, personaggio caratteristico del variopinto mondo calcistico. La squadra sotto la sua guida non vola certo verso la salvezza, ma almeno tiene l’andatura delle altre pericolanti, senza vincere mai, ma perdendo assai poco, due sole volte in tutto il girone di ritorno. Soltanto al terz’ultimo turno i viola ritrovano i due punti a Vicenza, compiendo un passo deciviso verso la salvezza, da completare contro l’Inter, già campione, e contro la Juve. Memorabile resta la gara interna con i nerazzurri, pareggiata per 2-2 soltanto al 90’, e i tifosi viola mai dimenticheranno il gol segnato da Brizi, alla sua seconda rete assoluta in viola, con un intervento in mischia davanti a Vieri sull’ultimo pallone della partita: è il gol della speranza. Poi la Fiorentina pareggia, nell’ultima giornata, a Torino con la Juventus, e si salva per la miglior differenza-reti nei confronti del Foggia
L’ORGANICO
Presidente : Nello Baglini
Allenatore: Bruno Pesaola fino al 28 01 71 poi Oronzo Pugliese
Formazione base e presenze : {phocagallery view=category|categoryid=5|imageid=102}
Superchi (21); Galdiolo (18); Longoni (25); Esposito (25); Ferrante (30); Brizi (28); Mariani (25); Merlo (21); Vitali (26); De Sisti (29); Chiarugi (25);
Altri componenti della rosa : Berni (16); D’Alessi (12); Gennari (10); Bandoni (9); Stanzial (6); Carpenetti (6); Macchi (6); Pellegrini (4); Botti (4); Ghiandi (2); Ghedin (2), Piccinetti (1).
Marcatori: Vitali (6); Chiarugi (5); De Sisti e D’Alessi (3); Longoni e Merlo (2); Ferrante, Manani, Brizi e Gennari (1); autoreti (1).
I RISULTATI

LA CLASSIFICA

1971 - 72 LA STAGIONE
C’è da ricostruire tutto sulle ceneri di un campionato disastroso, e il nuovo presidente Ugolini chiama un tecnico quotato, Liedholm, a rimettere in sestola baracca viola. Gli innesti di Scala, Orlandini e Clerici risultano decisivi, e la Fiorentina torna addirittura a sognare lo scudetto, ma, come due anni prima, tutto svanisce di fronte ad un’immeritata sconfitta interna col Cagliari di Riva. Ma quel che conta è che i molti ex campioni d’Italia ancora in formazione sono tornati ai loro livelli abituali, e la squadra esprime di nuovo un gioco apprezzabile.
La Fiorentina torna, insomma, quella che i tifosi conoscevano: non c’è più la paura della B.
L’ORGANICO
Presidente : Ugolino Ugolini
Allenatore : Nils Liedholm
Formazione base e presenze : {phocagallery view=category|categoryid=5|imageid=103}
Superchi (30); Galdiolo (30); Longoni (29); Scala (26); Brizi (24); Orlandini (29); Mazzola II (16); Merlo (17); Clerici (28); De Sisti (29); Chiarugi (20);
Altri componenti della rosa : D’Alessi (15); Esposito (14); Pellegrini (9); Ferrante (8); Florio (5); Piccinetti (3); Botti (2); Ghedin (2); Campagna (2); Braglia (1); Desolati (1).
Marcatori: Clerici (10); Chiarugi (5); Scala (4); Merlo (2); De Sisti, Orlandini, Longoni, Mazzola II (1); autoreti (3).
I RISULTATI

LA CLASSIFICA
1972 - 73 LA STAGIONE
Liedholm e la squadra si ripetono: il campionato è quasi una fotocopia del precedente, con gli stessi obbiettivi e le stesse speranze. Ormai la Fiorentina è tornata nell’elite, ora comincia quel processo di svecchiamento che tutti ritenevano, e a ragione, necessario. Partono Chiarugi, Ferrante, alcuni dei « senatori tricolori »; si affacciano al palcoscenico della massima serie ragazzi d’oro come Antognoni, Caso, Roggi: non tutti avranno però la fortuna che si meritano. Ricomincia quel ciclo verde che tanta fortuna aveva portato ai viola negli anni sessanta, ma che stavolta non darà purtroppo gli stessi risultati, cioè lo scudetto.
L’ORGANICO
Presidente : Ugolino Ugolini
Allenatore : Nils Liedholm
Formazione base e presenze : {phocagallery view=category|categoryid=5|imageid=104}
Superchi (30); Galdiolo (26); Longoni (25); Scala (24); Brizi (28); Orlandini (27); Antognoni (20); Merlo (26); Clerici (24); De Sisti (27); Saltutti (22);
Altri componenti della rosa: Roggi (16); Caso (12); Perego (10); Sormani (9); Macchi (9); Desolati (6); Pellegrini (4).
Marcatori: Clerici (10); Saltutti (7); Caso (4); Desolati e Scala (3); Longoni, Orlandini e Antognoni (2); Merlo, De Sisti e Roggi (1); autoreti (3).
I RISULTATI

LA CLASSIFICA

1973 - 74 LA STAGIONE
E’ l’anno di Radice, tecnico d’assalto, profeta del calcio totale, della velocità, dei giovani. E anche l’anno in cui, almeno per metà campionato, i tifosi rivedono un grande calcio, che costa solenni sconfitte alle grandi riconosciute del calcio italiano, vittime del ritmo, dell’aggressività, della voglia di vincere degli scatenati giovani in maglia viola. Rinasce il mito della Fiorentina ye-ye, che dura purtroppo solo un anno; ma sotto la guida di Gigi Radice salgono definitivamente ai vertici del calcio (e arrivano alla nazionale) talenti come Caso, Antognoni, Roggi e Guerini. Perfino lo scudetto non sembra un sogno proibito. Il girone di ritorno, però, mette a nudo l’inesperienza della squadra che sembra aver speso troppe energie. Ma resta negli occhi della gente l’immagine di una Fiorentina giovane e spettacolare.
L’ORGANICO
Presidente : Ugolino Ugolini
Allenatore : Luigi Radice
Formazione base e presenze : {phocagallery view=category|categoryid=5|imageid=105}
Superchi (29); Galdiolo (25); Roggi (28); Beatrice (26); Brizi (30); Guerini (22); Caso (19); Merlo (24); Desolati (23); Antognoni (25); Saltutti (28);
Altri componenti della rosa : Della Martira (20); Speggiorin (20); De Sisti (19); Parlanti (9); Pellegrini (5); Rosi (2); Favaro (1): Prestanti (1).
Marcatori: Saltutti (7); Desolati (6); Caso e Merlo (4); Speggiorin (3); De Sisti e Roggi (2); Della Martira e Antognoni (1); autoreti (2).
I RISULTATI

LA CLASSIFICA

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